dimecres, 4 de novembre de 2009

Corriere di Arezzo - 24/10/09

Caso Ceccherelli, scrive al Corriere uno dei firmatari della petizione. Da Barcellona ad Arezzo con una richiesta di verità.

A novembre scenderà da Barcellona ad Arezzo, per consegnare le firme contro la targa che davanti al Classico celebra l’aviatore Vittorino Ceccherelli, morto nella guerra di Spagna. Intanto invia al Corriere un contributo nel dibattito, sempre più composito, che si è aperto sulle nostre colonne. * * * Ci hanno qualificato sobillati/sobillatori rossi, eredi dell'ideologia responsabile della morte di centinaia di milioni di persone (quando si prenderanno la briga di contabilizzare le vittime del colonialismo, del capitalismo, delle religioni, mi chiedo), lupi vestiti da agnello. Belve che non rispettano i morti, la loro memoria... Beh, questa è proprio buffa, venendo da personaggi che lodano la magnanimità del generalissimo Franco, una delle figure più sinistre della storia recente europea, da gente che guarda sistematicamente da un'altra parte quando i figli della loro ideologia deturpano, profanano cimiteri ebrei, gli stessi che alimentano infami polemiche per negare il diritto a cittadini di altre religioni di rendere ai loro morti le onoranze previste dalla loro cultura. Gli stessi che in Spagna impediscono che vengano trovate le centinaia di fosse comuni delle fucilazioni di massa eseguite dai franchismi nel lunghissimo e feroce periodo post-bellico per dare alle famiglie delle vittime della rappresaglia la possibilità di seppellire con un nome le spoglie, di onorarle col loro affetto, non con lapidi e medaglie. Saremo forse lupi, ma non intendiamo infangare la memoria di nessuno, siamo di un'altra pasta. E non c'interessa discutere se quest'aviatore se ne andò in Spagna come volontario e sotto falso nome per spirito d'avventura o per amor di patria (sentimento che comunque quando è accompagnato da ardori guerrieri e sogni imperiali non porta mai a niente di buono). Non stiamo parlando della lapide di un cimitero, luogo deputato al culto dei morti. Ma dell'atrio di un liceo, luogo deputato all'educazione dei vivi. In un liceo dovrebbe essere insegnata la verità, o almeno quella parte di verità cui abbiamo accesso. Orbene, quell'unica allusione a un caduto, in Spagna, medaglia d'oro, rappresenta una manipolazione della realtà, di quello che realmente accadde. La concessione di una medaglia d'oro è infatti associata idealmente alla realizzazione di gesta eroiche o comunque meritevoli. E... morire come volontario sotto falso nome attaccando un altro paese, inquadrato in una spedizione che vìola apertamente le leggi internazionali (attacco senza dichiarazione di guerra), quelle di guerra (i primi bombardamenti a tappeto contro popolazioni civili) e gli stessi patti firmati dai suoi mandanti (Commissione di non intervento) può essere considerata gesta eroica o comunque meritevole? È possibile onorare gesta di una tale ferocia che, dopo tre giorni di bombardamento a tappeto sulla popolazione civile, lo stesso Franco ne impose il cessare, per paura che si risvegliassero le coscienze assopite dei governi francese ed inglese? È ovvio che il richiamo alla legalità o al rispetto delle norme o della parola data non è un argomento di peso agli occhi di una certa parte dell'Italia, sempre pronta a sfoderare, secondo le sue convenienze, la legge del più forte o del più furbo. Ma noi non ci rivolgiamo a questa parte del paese o della città, ma a quella che sa distinguere o vuole saper distinguere fra azioni giustificate o giuste ed azioni apertamente ingiuste. E illegali. Detto per inciso: capisco perfettamente la posizione di chi vuol mantenere la targa a Ceccherelli e rifiuta al tempo stesso che venga apposto elemento alcuno che serva a contestualizzarla storicamente dato che allora sarebbe inevitabile e reiterata e a quel punto imbarazzante - da parte del pubblico la domanda: cosa ci fa in un liceo una iscrizione dedicata a un membro dell'Aviazione Legionaria? Il mantenimento di questa dedica a un caduto in una guerra d'aggressione, oltre a contrariare lo spirito della costituzione italiana (che condanna la guerra come modo di risolvere i conflitti fra i popoli), risponde ad un quadro di valori che speravamo definitivamente superato. Una delle cose più agghiaccianti di questa strana polemica che mi è toccato leggere è stata una frase del giovane promotore della contropetizione: "in tutte le guerre muore gente". Una frase per liquidare gli "altri" morti, non importa se innocenti o aggrediti, mentre difendono a spada tratta l'"onore" e la memoria del "loro" caduto. Si, nelle guerre ci sono sempre morti innocenti. E sono questi i nostri morti, il cui rispetto esigiamo, noi promotori di questa richiesta, antibellicisti che credono fermamente che non andrebbero mai esaltate, nemmeno indirettamente, vicende come l'intervento nazi-fascista in Spagna. Noi: italiani, catalani, spagnoli, professori, liberi professionisti, lavoratori, studenti, gente normale che, vivendo a Barcellona abbiamo potuto conoscere di prima mano, capire l'importanza di quei fatti, di sentire le voci delle vittime raccontare quei fatti. Sono episodi le cui conseguenze ancora perdurano perché la necessaria giustizia non è stata fatta. Giustizia, non vendetta. I crimini del franchismo - protrattisi per 40 anni - e dei suoi complici tedeschi ed italiani non sono mai stati portati in giudizio. Solo la Germania ha chiesto formalmente perdono per il bombardamento di Guernika, in un gesto simbolico che può solo onorare quel paese e i suoi politici, che al Parlamento votarono in modo unanime tale risoluzione. Speriamo che i nostri amministratori e le autorità responsabili sappiano prendere spunto da quell'esempio e non si lascino condizionare dalla retorica falsificatrice della storia degli ambienti più retrivi della società aretina. Se vogliamo creare una reale Unità Europea dobbiamo partire dalla memoria condivisa, dalla giustizia internazionale che non permette la prescrizione dei crimini di guerra, dall'educazione delle giovani generazioni. La targa per l'aviatore Ceccarelli, che i suoi familiari e persino i suoi camerati hanno diritto d'onorare in privato come meglio credono, fatto salvo il rispetto della Costituzione, posta nell'atrio del Liceo costituisce la negazione più dolorosa delle basi minime della fraterna convivenza tra i popoli d'Europa e dei valori che la sorreggono

Rolando d'Alessandro

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